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Cappella della Nunziatura Apostolica di Damasco
Place Ma’raket Ajnadin 1, Malki BP 2271 Damascus, Siria
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Lo sfondo per una possibile chiave di lettura del mosaico è dato da due “fonti”, che potremmo considerare come punti di partenza.
La prima è il racconto narrato in At 9,10-20, sulla conversione di san Paolo:
“Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: ‘Anania!’. Rispose: ‘Eccomi, Signore!’. E il Signore a lui: ‘Su, va’ sulla strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista’. Rispose Anania: ‘Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l’autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome’. Ma il Signore disse: ‘Va’, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome’. Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: ‘Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo’. E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio”.
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Veduta d’insieme
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
La seconda è la Cappella Paolina nel Palazzo Apostolico, con i due grandi affreschi di Michelangelo (1542-1550): la conversione di san Paolo e, di fronte, la crocifissione di Pietro.
Nella conversione si vede Paolo caduto da cavallo e sostenuto da un seguace, accecato da una luce che viene dal cielo, da Gesù Cristo stesso, mentre al centro dell’affresco si trova il cavallo che parte al galoppo, scappando via, praticamente nella direzione opposta a come è orientato Paolo. Il messaggio principale che ci riguarda è esplicito. Il cavallo in tutta la classicità è simbolo del potere. Paolo che cade da cavallo significa che abbandona la mentalità del potere, e adesso è illuminato con una luce nuova, talmente nuova da non vedere più niente. Non gli è più propria la logica di una religione legalista, perfezionista nelle pratiche, dunque una religione che ragiona nei termini del potere. Era, infatti, quella la sua cecità, le squame che gli impedivano di vedere veramente. Ma la luce che viene dall’alto, che viene da Cristo, cioè un modo di vedere che è quello di Cristo, è per Paolo un tale travaglio che lo lascia totalmente smarrito. Per capire questo travaglio bisogna attingere nella lettera ai Filippesi, al capitolo 3. Lì Paolo ammette esplicitamente ciò che gli impediva di vedere e che, quando ha avuto la grazia di vedere veramente, ritiene come spazzatura. E dice anche che, se qualcuno non pensa così come adesso pensa lui, Dio stesso lo illuminerà. Il che indica il grande cambiamento di Paolo, prima pronto ad eliminare anche fisicamente quelli che non fossero stati d’accordo con lui e con la tradizione dei suoi padri. Ma Michelangelo, supportato da teologi, fa vedere che, se la Chiesa si libera dalla logica del potere (il cavallo nella conversione di Paolo) e accetta la fede come libera adesione, come atto d’amore (la sequenza degli affreschi nella volta della Cappella Sistina, specialmente quello della creazione dell’uomo), allora il cammino della Chiesa sarà sempre quello del suo Maestro, cioè un cammino pasquale. Perciò di fronte a Paolo troviamo Pietro nel momento della crocifissione. Così è cominciata la Chiesa a Roma e questo sarà il suo stile e il carattere che la custodiranno e la faranno crescere. La fede come principio agapico, come libera adesione a Dio è la via del triduo pasquale. E infatti intorno a Pietro si trovano cristiani circondati da militari con i loro cavalli potenti.
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Gesù risorto, san Paolo con in mano le squame che gli stanno cadendo dagli occhi, e san Pietro crocifisso
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
Nel mosaico realizzato nella Cappella della Nunziatura di Damasco troviamo, alla nostra sinistra, san Paolo in ginocchio che “si apre” verso Cristo, quasi uscisse dal suo mantello come da un grosso guscio, con un occhio già liberato e con le squame in mano. La sua sinistra indica decisamente Cristo (tutta la vita di Paolo si consumerà nel gesto di indicare Cristo). Cristo è risorto, è un Cristo con l’epitrachilion, è sacerdote, re e profeta. Impone la sua destra su Paolo, consacrandolo suo discepolo, suo apostolo. L’altra mano di Cristo è abbassata e girata in modo da far vedere la ferita gloriosa dei chiodi. La sua mano è posata sulla croce, quasi sfiorando la mano di Pietro che però è ancora inchiodata. Pietro, dalla prospettiva rovesciata della crocifissione, guarda con due occhi spalancati il Cristo risorto. Allora, come nella Cappella Paolina, anche qui troviamo Pietro e Paolo uno di fronte all’altro, ma uniti da Cristo in un’unica visione pasquale. Paolo guarda, attraverso Cristo risorto, Pietro crocifisso, per avere sull’orizzonte la parola di Cristo che gli faceva vedere quanto dovrà patire per il suo nome. Paolo si presenta a Cristo con le squame nelle mani e con il suo mantello che sta per lasciare, come il cieco di Gerico, di cui si dice: “Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù” (Mc 10,50).
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Il Volto di Cristo
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
Cristo si trova all’interno di una mandorla appena accennata, che proprio sulla figura di Cristo si dischiude in due colori decisi: il rosso verso destra, dal momento che il rosso era il colore della divinità nel primo millennio; il blu a sinistra, il colore cioè dell’umanità. Ciò che è l’amore in cielo tra Padre e Figlio, come beatitudine, sulla terra, nella storia segnata dal peccato, è il dramma del Calvario. La visione divina, la partecipazione a questo amore, è dono dello Spirito Santo. San Paolo stesso lo dice apertamente: solo nello Spirito Santo si può dire che Gesù Cristo è Signore (cf 1Cor 12,3). E nell’abside, in alto, vediamo la mano di Dio Padre (noi conosciamo Dio Padre solo attraverso la sua opera, cioè attraverso la creazione e redenzione). La rivelazione di Dio Padre muove i cieli verso il basso e dal cielo si scioglie un inarrestabile flusso di vita, di calore e di luce, cioè della conoscenza e dell’amore che è lo Spirito Santo.
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San Paolo
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
Poiché lo spazio della cappella è piccolo, è stato scelto di non fare le figure proporzionate alle misure della Cappella, per evitare l’effetto della scenografia, ma si è optato per la proporzione che rende le figure come una presenza. Soprattutto Cristo è una presenza totale, è tutta l’abside, perché è Lui la chiesa, il nuovo tempio.
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La mano di Cristo già glorificata e la mano dell'apostolo Pietro crocifisso si incontrano sulla croce
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
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Particolare: la mano del Padre e la discesa dello Spirito Santo sul Figlio
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
Alla nostra sinistra guardando l’abside è posta la Madre di Dio “Sia fatta la tua volontà”: le sue braccia aperte in una totale disponibilità a Dio sono alla portata di chi si trova a pregare nella cappella proprio per poter venerare la Madre di Dio e le sue mani sante, attraverso le quali Dio ha comunicato e continua a comunicare tanta grazia. La Madre di Dio si trova sul prato per evocare la simbologia dei pascoli erbosi, del nuovo Eden e della nuova Eva.
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La Vergine Maria
Cappella della Nunziatura Apostolica
Damasco - Siria
Febbraio 2004 |
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