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Cappella alla Università CEU San Pablo a Madrid
Julián Romea, 23 - 28003 Madrid, Spagna
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Il lampadario
Il lampadario centrale è una celebrazione di Cristo, luce che viene nel mondo per illuminare ogni uomo. Il senso del lampadario è di ricordare a chiunque entra nella chiesa che ha fatto l'ingresso in un ambito dove la luce non tramonta più, dove la luce è una corona di gloria. Questa corona di luce è simbolo anche della Chiesa, comunione dei battezzati, anticamente chiamati anche "illuminati". Con il battesimo, detto anche “illuminazione” (photismos), infatti, passiamo dalla notte alla luce, dalla morte alla vita, dalla separazione alla comunione. Nel lampadario ci sono otto croci e otto sono i fili che tengono il lampadario, perché siamo nell'ottavo giorno, nel giorno senza tramonto.
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Veduta d'insieme con il lampadario centrale
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
L'iconografia di questa cappella si ispira alla teologia delle due tende (Eb 8,1-2): la tenda non fatta da mani d'uomo, Cristo eternamente generato per la nostra
salvezza, e la tenda fatta da mani d'uomo, il Cristo nato nella storia da Maria Vergine.
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Veduta d'insieme
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
La rappresentazione parte dal senso misterico, cioè dalla tenda non fatta da mani d'uomo che è il Cristo eternamente generato dal grembo del Padre, il Cristo in gloria, il Pantocrator.
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Il Pantocratore
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
Alla sinistra c'è la "Madonna della Scala", per indicare che il Figlio eternamente generato dal Padre nella pienezza dei tempi è entrato nella storia come uomo, nascendo da una madre umana. La Vergine Maria è la scala attraverso la quale Cristo è sceso sulla terra, perciò lei tiene le mani in modo che Cristo possa salire sul suo grembo.
Anche se raffigurato Bambino, Cristo ha i segni della gloria. In una mano tiene il rotolo, perché è il Logos, con l'altra benedice. L'immagine corrisponde dunque a quella di Cristo in gloria. Il Bambino è vestito da sacerdote. Cristo è infatti il Sommo Sacerdote che scende per riconciliare, mediante il sacrificio di se stesso, il mondo con Dio, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
Anche se Cristo nella gloria domina lo scenario, in qualche modo la scena centrale è la Madonna della Scala, Cristo che scende sulla terra, perché per noi la lettura di Cristo come Figlio di Dio passa per lettura di Cristo come nostro salvatore.
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Madonna della Scala
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
Alla destra è raffigurata la deposizione dalla croce. Cristo, assumendo la nostra realtà umana, la "tenda fatta da mano d’uomo", assume il destino della morte. Questa tenda è distrutta. Il suo corpo esangue è abbandonato nelle mani degli uomini, segno esplicito di questa donazione fino alla fine che lo ha portato alla morte. E, quando Cristo muore, l’umanità è redenta perché scopre l'amore di Dio; riconosce che Dio è tanto buono da darsi nelle nostre mani e lasciarsi uccidere. E così, scoprendo il vero volto di Dio, anche l’umanità diventa capace di fare un gesto d'amore. Se l’uomo non è redento, anche i gesti di tenerezza e compassione rimangono legati alla logica del peccato: si ama solo se conviene. Invece, il gesto di carità che l’umanità fa sul corpo morto di Cristo è il primo vero gesto d'amore. Giuseppe d'Arimatea accoglie con un gesto di tenerezza il corpo morto di Cristo. Sta tirando giù il corpo del Signore dalla croce, ma è il Signore ad abbracciarlo.
Tanti santi hanno parlato della carità, della fede, dell’amore per Dio, del pentimento, della purificazione del cuore come ciò che schioda Cristo dalla croce. Accogliendo la salvezza, amiamo Dio prendendo sul serio ciò che Lui ha fatto per noi, e in questo sta il gesto dello schiodarlo. Si tratta di prendere sul serio la redenzione – il fatto che Dio è morto per noi – e, da rendenti, fare il primo gesto d'amore.
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Deposizione dalla croce
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
Maria di Magdala tiene i piedi di Cristo. La Chiesa ha tramandato l’immagine della Maddalena in questo atteggiamento di pianto sui piedi di Cristo. Quando Cristo è tolto dalla croce, il suo piede non sbatte sulla pietra perché c’è lì una donna che lo accoglie, che lo prende tra le sue mani. Sia Maddalena che Giuseppe tengono Cristo in modo tale da rendere visibili le stigmate e il costato trafitto, affinché si vedano bene quelle ferite che ritroviamo nel corpo di Cristo non fatto da mano d’uomo, il Cristo in gloria. Si tratta di uno dei misteri più grandi: ciò che noi incidiamo sulla tenda, fatta da mano d'uomo, cioè sul corpo di Cristo nato dalla Vergine di Nazaret, lo ritroviamo sulla tenda non fatta da mano d’uomo, sul corpo di Cristo in gloria. Questa unità delle due tende traspare anche dalla scritta sul libro che Cristo tiene nella mano: Cristo con il sangue della sua croce riconciliò in se stesso le cose del cielo e quelle della terra (cf Col 1,20).
Giuseppe d’Arimatea è un personaggio molto significativo per la vita spirituale perché depone Cristo nella tomba che si era fatta scavare nella roccia per se stesso (cf Mt 27,60). In questa immagine si può vedere molto bene la teologia paolina della morte di Cristo che noi portiamo nella nostra carne. Giuseppe depone Cristo nella propria tomba, nella propria morte. E siccome Cristo viene avvolto nel lenzuolo portato da Giuseppe, in qualche modo si crea un tutt’uno tra Cristo e Giuseppe. La nostra salvezza sta in questo: accogliere in sé la morte di Cristo per non morire da soli, ma risorgere con Lui. Solo se la nostra morte è legata alla morte di Cristo, abbiamo la garanzia della risurrezione.
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L'altare: il pellicano
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
L'altare
Nella liturgia cristiana è Cristo l’altare, e qui ci sono diversi simboli per richiamare questa realtà. Sul lato anteriore dell'altare è raffigurato il pellicano, l'uccello che, secondo la tradizione, ferisce se stesso per dar da mangiare ai suoi piccoli. E’ un’immagine comune nella Chiesa antica per indicare Cristo che viene per darsi in cibo. L'altare è quadrato, perché così tutti i lati del mondo si nutrono allo stesso modo della giustizia e dell’amore di Dio. Il sacrificio del Pellicano è la mensa dalla quale tutto il mondo mangia. Sui due lati dell’altare è raffigurata la moltiplicazione dei pani e dei pesci come preannuncio dell’eucaristia. Si sottolinea quindi l'aspetto del cibarsi, del nutrirsi per la vita nuova.
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L'altare: i pesci
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
Sul lato posteriore, verso il sacerdote, c'è l’immagine veterotestamentaria del serpente con il bastone: chi era morso dal serpente e guardava il serpente di bronzo, era guarito (cf Num 21,8-9). Questo serpente di bronzo è Cristo (cf Gv 3,14). Nella tradizione antica, il serpente aveva un doppio senso: il suo veleno è un male, perché uccide, ma può essere anche una medicina. I Padri, soprattutto i siriaci, hanno sviluppato la visione dell'eucaristia come farmaco di immortalità. Noi siamo già nell’ottavo giorno, ma camminiamo ancora nella logica dei sette giorni. Se dunque ci avveleniamo del male del mondo, se pecchiamo, abbiamo un farmaco che ci guarisce, un farmaco per la vita eterna. Questo farmaco ci rende immuni da tutto ciò che ci può fare male e ci orienta all'ottavo giorno, al giorno della risurrezione.
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Il tabernacolo
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
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Il tabernacolo
Cappella alla Università CEU San Pablo
Madrid - Spagna
Ottobre 2009 |
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