- CENTRO ALETTI - FORMAZIONE SPIRITUALE E PASTORALE - ARTE SPIRITUALE - EDIZIONI LIPA - FONDAZIONE AGAPE
      Atelier - Opere: Per luogo Per data Per tema

Italia

Bari
Barletta (BA)
Capiago (CO)
Fondi (LT)
Lecce
Lenno (CO)
Milano
Modugno (BA)
Monza (MI)
Parma
Porto S. Stefano (GR)
Ravoledo (SO)
Reggio Calabria
Reggio Emilia
Roma
San Giovanni Rotondo
Scaldaferro (VI)
Supersano (LE)
Verona

Croazia
Francia
Portogallo
Repubblica Ceca
Romania
Serbia
Slovacchia
Slovenia
Spagna

America
Medio Oriente

 

Chiesa di Santa Chiara del Pontificio Collegio Francese a Roma
Via S. Chiara, 42 - 00186 Roma

Lo sfondo
Lo sfondo di tutto il mosaico è pneumatologico. Richiama lo Spirito Santo come Signore che dà la vita, che rende la realtà della fede accessibile ad ogni persona e comunica la salvezza ad ogni uomo, instaurando un rapporto reale tra gli uomini e Dio. La vita spirituale è la vita nello Spirito Santo. Se il nostro approccio alla spiritualità è lo Spirito Santo, la nostra vita confluisce a Cristo perché lo Spirito Santo ha incarnato il Figlio di Dio e dispone i cuori umani a quell’atteggiamento fondante che ci fa riconoscere come figli che chiamano incessantemente il Padre (cf Rm 8,15). Solo lo Spirito Santo è la garanzia che la nostra fede non decade nell’ideologia, nel moralismo e in qualsiasi altro riduzionismo che finisce sempre in frustranti dualismi.

Pentecoste
Chiesa di Santa Chiara del Pontificio Collegio Francese

Roma - Italia

Novembre 2004


La Pentecoste
La scena centrale è la Pentecoste, dove si vuole sottolineare l’irruzione dello Spirito Santo, “un rombo come di vento che si abbatte gagliardo” (At 2,2). Gli apostoli stanno ai due lati della statua della Madre di Dio e Madre della Chiesa, Maria di Nazareth. Hanno i vestiti di diverso colore per esprimere il pluralismo della fede, ma sono unificati dall’unico colore del mantello per esprimere l’unità della Chiesa.

Annunciazione
Chiesa di Santa Chiara del Pontificio Collegio Francese

Roma - Italia

Novembre 2004


L’Annunciazione
E’ nello Spirito che si situa il grande mistero dell’incarnazione, proprio perché senza lo Spirito l’incarnazione del Verbo ci rimane inaccessibile. Qui la Vergine è rappresentata in un atteggiamento di umiltà e di totale apertura davanti al rotolo della Parola che, accolto da Maria in un abbraccio, l’attraversa tutta.
Alla sinistra di Maria si intravedono le ali dell’angelo che le portò il lieto annuncio. Siamo esattamente nel momento descritto da Luca del suo vangelo: “E l’angelo partì da lei” (1,38).

"... e l'angelo partì da lei"
Chiesa di Santa Chiara del Pontificio Collegio Francese

Roma - Italia

Novembre 2004


La Crocifissione
Guardando l’altare a destra è rappresentata la crocifissione, il mistero pasquale del nostro Signore, a noi ugualmente inaccessibile senza la Pentecoste.
La crocifissione è il momento cruciale della manifestazione dell’Amore di Dio per l’uomo. Il Figlio di Dio si consegna completamente all’uomo, lascia che l’uomo faccia di Lui ciò che vuole. Dio ci ama tanto da darci il suo Figlio unigenito (cf Gv 3,16) e da permetterci di scatenare su di Lui tutto il male che portiamo dentro. Ma, proprio inchiodandolo sulla croce, l’uomo scopre quanto è buono il Signore. Davanti a un Dio così umiliato, non prova paura e può rivelargli tutta la sua iniquità.
Ma non è automatico scoprire in questo evento la rivelazione dell’amore divino. Senza la sua dimensione divina, la crocifissione rimane soltanto un atto criminale, una terribile sofferenza senza alcun senso. Ci vuole lo Spirito Santo per poter dire che Gesù è il Signore (cf 1Cor 12,3) e che quindi può anche superare la morte. La Chiesa, infatti, ha cominciato a rappresentare la croce e il crocifisso solo quando la fede nella divinità di Cristo era già così consolidata da non esserci dubbio che si trattava del Figlio di Dio, per cui la croce non era più solo scandalo e stoltezza, ma strumento di salvezza. Perciò, nel primo millennio le scene della crocifissione conservavano dei chiari segni della presenza divina: il nimbo come simbolo di divinità e santità; gli occhi di Cristo aperti per affermare che la vita vince la morte, ecc., in modo che chi la vedeva potesse dire, come il centurione, “veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39).
In questa scena Cristo non è nudo come di solito nella crocifissione, ma porta l’abito del sommo sacerdote, che entra una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e vitelli, ma con il proprio sangue, procurandoci così una redenzione eterna (cf Eb 9,12). E’ inchiodato, ma allo stesso tempo già trasfigurato, in gloria. Accanto a Lui c’è Maria. Con il capo reclinato e la mano sul petto, esprime l’atteggiamento contemplativo di colei che ha il pensiero assorbito nel cuore da ciò che vede. Immagine della Chiesa, ascolta la sapienza della croce: riesce a fare una lettura spirituale dell’evento davanti ai suoi occhi. E’ lei la nuova Eva. Infatti, come Eva era uscita dal costato di Adamo, così la nuova Eva – la Chiesa, nasce dal suo costato, per generare figli per il Padre. Maria-Chiesa è avvolta nel mantello di Cristo, il mantello della gloria. Con la morte di Cristo l’umanità finalmente si scopre amata, rivestita dell’amore divino. La croce di Cristo ci rivela che la sofferenza è parte integrante dell’amore. Chi ama prima o poi soffre. Ma solo l’amore può convincerci del senso della sofferenza ed è l’unica forza capace di trasfigurarla.

La crocifissione - manifestazione della Gloria di Dio.
Il mantello di Cristo - la Gloria di Dio - attraversa la Madre

Chiesa di Santa Chiara del Pontificio Collegio Francese

Roma - Italia

Novembre 2004

 

 

   
PONTIFICIO ISTITUTO ORIENTALE - CENTRO STUDI E RICERCHE EZIO ALETTI
Via Paolina, 25 - 00184 Roma, Italia - Tel.: +39-06-4824588 - Fax: +39-06-485876 CONTATTI
italiano