Italia
Bari
Barletta (BA)
Capiago (CO)
Fondi (LT)
Lecce
Lenno (CO)
Milano
Modugno (BA)
Monza (MI)
Parma
Porto S. Stefano (GR)
Ravoledo (SO)
Reggio Calabria
Reggio Emilia
Roma
Scaldaferro (VI)
Supersano (LE)
Verona
Croazia
Francia
Portogallo
Repubblica Ceca
Romania
Serbia
Slovacchia
Slovenia
Spagna
|
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Via Cremolino, 141 - 00166 Roma
|
Per la festa di Maria Ausiliatrice, il lezionario propone il vangelo delle nozze di Cana di Galilea. Ciò significa che va cercato in questo brano il messaggio spirituale dell’auxilium, dell’aiuto offerto dalla Madre di Dio. E’ quindi questo il brano che fa da sfondo al mosaico.
Giovanni dice che le nozze a Cana di Galilea ci furono nel “terzo giorno”. Secondo il modo di computare il tempo degli antichi (oggi, domani e il terzo giorno), siamo due giorni dopo i quattro giorni precedentemente raccontati (cf Gv1,19.29.35.43). Il che vuol dire che il terzo giorno in cui avvengono le nozze, nel conteggio dei giorni dall’inizio del vangelo di Giovanni sarebbe il sesto giorno, perché vanno sommati quattro ai due. “Il terzo giorno a partire dal quarto, cioè nel sesto giorno da noi enumerato fin dal principio, hanno luogo le nozze a Cana di Galilea” (Origene).
Con la collocazione delle nozze nel sesto giorno, si fa un’allusione diretta a Gv 19,31, cioè alla morte di Gesù. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo ed è il giorno della generazione dell’uomo nuovo sulla croce. Il terzo giorno, invece, è il giorno della sua risurrezione. Il fatto che Cristo nella risposta alla madre che lo informa della mancanza di vino dica “la mia ora non è ancora giunta”, significa che le nozze di Cana di Galilea vanno lette in chiave pasquale. L’ora di Cristo nel vangelo di Giovanni è l’ora della gloria di Dio che coincide con la sua crocifissione, con la morte sulla croce. Si tratta dunque di una chiave di lettura pasquale, in una confluenza della gloria di Dio e della morte di Cristo. Questo sacrificio va allora compreso in una chiave sponsale, dato che si tratta di nozze. Cristo in qualche modo viene interpretato come il nuovo sposo e perciò il costato aperto sulla croce e il sangue e l’acqua versati devono ricevere un significato anche dal segno operato alle nozze di Cana: la grazia, lo Spirito Santo, la vita, i grandi misteri simboleggiati dall’acqua, dal sangue e dal costato aperto sono, infatti, la generazione dell’uomo nuovo nel battesimo, generato dal vero Sposo.
|
|
Veduta d’insieme
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
Le nozze sono in tutta l’interpretazione, sia giudaica che cristiana, il simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo.
Nelle giare la maggioranza dei Padri vedeva simboleggiata la legge di Mosè, che fu proprio la codificazione dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Dio è fedele e più sicuro di tutto il cielo e la terra, ma l’uomo non rispetta l’alleanza, perciò la legge di Mosè sancisce un cammino retto dell’uomo capace di mantenerlo nell’alleanza. Dio, lo Sposo, è fedele, ma la sposa non vive fedelmente a questo amore (cf Ez 16). Israele è infatti continuamente paragonato ad un’adultera.
Il numero 6 è il numero dell’insufficienza, il numero 7 è il numero della pienezza. Allora in qualche modo qui, con le 7 giare, si allude al superamento della legge, ad un suo compimento nuovo, fatto con un’alleanza nuova. Le giare, che si usavano per attingere dal pozzo, dalla fonte, qui alludono al fatto che è arrivata l’ora di attingere a qualcosa che veramente dà la vita, visto che la legge si è prosciugata nella sterilità.
|
 |
Le giare
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
La mancanza del vino vuol certamente alludere alla mancanza della gioia e dell’amore. Nel Cantico dei Cantici viene detto esplicitamente “i tuoi amori sono migliori del vino” (1,2), e lo stesso viene detto in parallelo per i profumi. Oppure “la tua bocca è vino generoso” (7,10), o “ti darei da bere vino aromatico” (8,2), ecc… Qoelet dice: “il vino allieta la vita” (10,19). “Il vino è come la vita per gli uomini… Che vita è quella di chi non ha vino? Questo fu creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura” (Sir 31,27-28).
In questo senso possiamo intendere le parole di Maria – “Non hanno vino” – come l’ultima constatazione dell’Antico Testamento: una religione cioè che, da alleanza, si rinchiude sempre di più nella legge, produce una mancanza di gioia, perché mancanza d’amore. Le parole di Maria sono parole di una Vergine Madre, e ciò va sottolineato per contrastare la sterilità.
La sterilità è la dichiarazione del fallimento dell’uomo, dell’incapacità di dare la vita. La verginità è la dichiarazione di una rinuncia libera a voler dare la vita, è un ritirarsi dal primo posto, è riconoscere che è il Signore che dà la vita. Perciò le nozze di Cana dovranno far vedere come il Signore, il vero Sposo dà la vera vita. Per dare la vita ci vuole l’amore, non è sufficiente solo l’obbedienza. Anzi, l’obbedienza fuori dell’amore è una caricatura della religione. La legge si capisce solo sullo sfondo della fede e dell’amore, altrimenti è una decadenza della fede.
Per questa mancanza di gioia e di amore, gli sposi sono rappresentati tristi, pensierosi, espressione di un’alleanza fallita perché sclerotizzata in una religione esteriorizzata e rinchiusa tra doveri, precetti e compiti. Lo sforzo umano da solo è insufficiente. L’ora di Cristo, la manifestazione della gloria di Dio, è l’ora in cui Cristo rivela ciò che è la verità tra l’uomo e Dio, tra il Figlio e il Padre, cioè l’amore incrollabile. L’uomo che non accoglie questo amore e che non si apre alla partecipazione alla Pasqua di Cristo sarà un uomo con uno scisma tra l’amore, il sacrificio e la gioia. Solo l’uomo che nel sacrificio d’amore trova la fonte della gioia è la vera somiglianza di Dio.
|
 |
Gli sposi tristi
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
Maria e il servo sono sullo sfondo del rotolo del Verbo, del Logos aperto. Poiché Maria ha ascoltato la Parola e l’ha accolta, ha avuto l’amore necessario perché la Parola potesse prendere dimora. Il Signore si è sentito presso di lei come a casa propria.
Il servo obbedisce, ma di fatto solo nella Vergine la sua obbedienza acquista la vita. La giara che lui tiene, infatti, coincide con il ventre della Madre di Dio. Le giare erano lì per la purificazione, ma erano vuote e si dovevano riempire con l’acqua. Anche qui si nasconde un messaggio spirituale: l’insufficienza di una purificazione che parta dall’esterno. La vera purificazione è dono di Dio, parte dal cuore e purifica l’uomo in tutte le sue azioni e in tutto il suo essere. E’ la Vergine quell’umanità pura.
Si può scorgere allora un passaggio completo: dall’acqua al vino e dal vino al sangue. Dalla creazione alla redenzione, dalla creazione al sacramento (qui la coppia di sposi può anche essere intesa come il matrimonio, come il sacramento dell’amore umano). Sant’Agostino, nel suo commento a Cana di Galilea, dice che il miracolo di Cana succede sempre, ogni anno: ogni anno, infatti, dalla pioggia, dalla terra, viene l’uva e poi il vino: dall’acqua cioè si arriva al vino. E questo è semplicemente una esplicitazione del segno in Giovanni per mettere in evidenza che Cristo è il creatore del mondo. Per questo motivo le giare non sono fatte di pietra – questo suggerirebbe piuttosto che rappresentano la legge – ma di un travertino tale da alludere all’argilla, alla terra, per sottolineare anche questo fatto della terra, dell’acqua, e dunque del Cristo come creatore della terra.
|
 |
La Madre di Dio e il servo
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
Cristo non è seduto a tavola, ma sta sulla croce, vestito di bianco per indicare il sacrificio spirituale (il bianco è lo Spirito) con l’epitrachilion d’oro del suo sacerdozio e con gli occhi fissati sull’altare, dove si incontra con lo sguardo di Maria. Cristo è crocifisso, però è la manifestazione della gloria di Dio perché la manifestazione dell’amore di Dio in modo totale e assoluto. Perciò l’albero dell’Eden diventa l’albero della vita vera da cui si può attingere come dalla fonte. Il costato ferito è già glorioso, e fa ancora vedere il segno vero, che è quello del dono di Dio. Cristo è il vero sposo e la sua sposa, rappresentata da Maria dall’altro lato, simboleggia la Chiesa che si trova lì dove c’è l’Eucaristia, dove c’è l’altare.
La nuova generazione di questo nuovo Sposo siamo noi che celebriamo attorno all’altare la nostra salvezza, il nostro Salvatore, il nostro Signore.
Maria Ausiliatrice è dunque la Madre di Dio, sempre Vergine, che ci dischiude il mistero della nostra fede e ci richiama ad evitare che la fede degradi in una religione sterile ed esteriorizzata. Maria ci aiuta a vedere il senso della vita in una chiave pasquale.
|
 |
Particolare di Cristo crocifisso
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
Uscendo dalla cappella troviamo alla destra la santa fondatrice, Madre Mazzarello, in un atteggiamento che esprime alcuni tratti fondamentali della sua spiritualità.
|
 |
Madre Mazzarello, fondatrice delle Suore di Maria Ausiliatrice
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
A sinistra invece vediamo l’angelo in cammino che accompagna gli uomini tenendo in mano il globo, per dire che, dovunque ci troviamo, siamo nelle mani di Dio. Nell’altra mano il bastone per ricordarci “il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza” (Sal 23,4).
|
 |
L’angelo all’uscita della cappella
Cappella della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”
Roma - Italia
Dicembre 2003 |
|