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Chiesa di San Marco Evangelista a Capodistria/Koper
Kvedrova 17, 6103 Koper – Sv. Marko, Slovenia
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La chiesa parrocchiale è dedicata a san Marco.
Poiché la Chiesa oggi sente tutta l’urgenza di una evangelizzazione rinnovata, la rappresentazione del presbiterio esprime qualche dimensione fondamentale della nostra fede. Il tempo della nuova evangelizzazione è il tempo delle cose essenziali, e non dei dettagli isolati. E’ il tempo in cui lentamente dovrebbe mostrarsi una sintesi.
La rappresentazione artistica vorrebbe comunicare, in modo forte e convincente, il mistero della vita di Dio, sufficientemente articolato da un punto di vista teologico in modo da essere nello stesso tempo presentato ai fedeli come qualcosa di bello, di attraente e stimolante da un punto di vista intellettuale. Perciò si è proposto di rappresentare, dal vangelo secondo Marco, qualcosa di molto caratteristico e originale. Va tuttavia considerato sempre che questo non può essere un dettaglio.
La più grande caratteristica del vangelo di Marco, secondo l’opinione di alcuni Padri della Chiesa, come anche di alcuni esegeti moderni, è il parallelo tra la pasqua giudaica di Mosè e quella di Cristo, parallelo che aiuta a comprendere l’inesauribile ricchezza della pasqua di Cristo per tutta l’umanità. Probabilmente è proprio questa l’immagine di Dio nella storia della salvezza che più di tutte viene cercata dall’uomo d’oggi. E anche l’immagine dell’uomo, catturata nella storia della salvezza, è oggi quella che più di tutte incoraggia e attrae.
Il mosaico – realizzato nel 2003 – collega il presbiterio con la “sala” della chiesa, poiché vuole mostrare che la Chiesa è una comunità riunita intorno all’altare, che glorifica il suo Signore e Redentore. Con ciò il mosaico nella sua complessità diviene parte del rito stesso. In questo modo l’iconografia aiuta a rivelare quel che avviene durante il rito.
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Veduta d’insieme
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
Il mosaico presenta tre scene:
Incominciando dalla parete sinistra, alla quale si collega l’abside semicircolare, vi sono l’agnello pasquale offerto, Mosè che attraversa il Mar Rosso e davanti a lui la colonna di fuoco. Si fa un parallelo tra l’agnello e Mosè con Cristo. Come il sangue dell’agnello dona la salvezza quando passa l’angelo sterminatore per uccidere i primogeniti, così il sangue di Cristo ci salva dalla morte e dall’eterna sofferenza. Come Mosè trasse il popolo dalla schiavitù in Egitto, così Cristo ci ha salvati dalla schiavitù del peccato e della morte. Perciò i volti di Mosè e di Gesù sulla croce sono molto somiglianti tra loro. Il passaggio del Mar Rosso rappresenta il battesimo, perciò vicino è collocato il fonte battesimale. Proprio come gli israeliti con questo passaggio furono per sempre salvi dalla schiavitù degli egiziani, così i cristiani tramite il battesimo sono salvi per la vita nuova.
La colonna di fuoco e la nube hanno guidato Mosè. San Paolo dice che la nube e la colonna di fuoco sono figure dello Spirito Santo. Infatti, è solo lo Spirito Santo che ci dischiude il significato della morte e della risurrezione di Gesù Cristo. Egli ci fa partecipi di questo immenso amore della Trinità. Egli stesso, proprio alla luce di questo Amore, dà senso anche alla nostra sofferenza, all’ingiustizia, al dolore e perfino alla morte.
Dalla figura di Mosè fino al crocifisso c’è il deserto, simbolo della vita non salvata.
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Mosè sul Mar Rosso.
A sinistra l'agnello dell'Antica Alleanza.
A destra la nube di fuoco che guida il popolo.
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
Se ci spostiamo dalla parete all’abside semicircolare, troviamo la Crocifissione.
I testi patristici abbondano di commenti sul costato di Cristo trafitto sulla croce. Nel racconto di Giovanni, il colpo di lancia non serve ad accertare la morte, dal momento che questa era già stata constatata, piuttosto è un gesto di accanimento gratuito. Ma per l’evangelista è un’immagine-simbolo che sintetizza il senso della vita di Gesù: all’odio che porta alla morte, Cristo risponde con il dono che scaturisce da una sorgente profonda – l’amore, la vita, l’effusione dello Spirito, da cui l’umanità può essere guarita. Cristo sulla croce, con gli occhi aperti, guarda al mondo nella pace, proprio per far vedere che Dio si è lasciato uccidere per mostrarci quanto ci ama.
La croce è simile ad un albero. Proprio da quel male che è giunto dall’albero del paradiso, Cristo ci ha redenti con la propria morte sull’albero della croce.
Dal costato sgorgano sangue e acqua. Il costato riporta al costato di Adamo, da dove Eva fu tolta. Dalla costola di Adamo venne la morte, dalla costola di Cristo la vita, la nuova Eva, la nuova madre dei viventi, cioè la Chiesa. La lancia ci fa risalire alla spada del cherubino che custodiva il paradiso dopo l’espulsione dei progenitori, e la fuoriuscita del sangue e dell’acqua è vista in riferimento all’acqua battesimale e all’eucaristia.
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La crocifissione.
Longino trafigge il costato di Cristo.
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
Il rito siro-occidentale del battesimo ha questa preghiera sul fonte battesimale: “Che il tuo Santo Spirito scenda e dimori su questa acqua, la santifichi e la renda simile all’acqua che colò dal fianco del tuo Figlio unigenito sulla croce”.
La lancia che trafigge il fianco di Cristo rimuove così la spada del cherubino a guardia del paradiso, e per noi è possibile il ritorno, lavati dall’acqua che sgorga dal costato. Ma se il battesimo è un ritorno al paradiso, questo paradiso non è solo il paradiso primordiale della Genesi, è anche il paradiso escatologico del regno. Il battesimo ci fa entrare nel paradiso escatologico e ci fa possedere la “caparra” del regno; realizzare già sulla terra questa entrata potenziale nel regno è lo scopo della vita cristiana, che si manifesta come un processo di continua purificazione e santificazione che culmina nella divinizzazione dell’uomo.
Segue la scena di Cristo che sta salvando Adamo ed Eva dalla morte.
La tomba si apre. Gesù non è un fuggitivo, non scappa dalla morte, ma ha aperto la tomba dal di sotto, andando in cerca di tutte le altre tombe. L’amore è attivo. Gesù va nell’oscurità della morte. Si china fino in fondo per salvare Adamo ed Eva – per salvare, cioè, tutta l’umanità. Così Gesù tende le mani a chiunque lo voglia, poiché egli è il buon Pastore.
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La discesa agli Inferi.
Cristo scende e prendendoli per mano fa uscire Adamo ed Eva dalla tomba.
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
In mezzo, nascosto in un lenzuolo, secondo un’antica tradizione, è rappresentato san Marco, al quale è consacrata la chiesa. “Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo” (Mc 14,50-52).
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San Marco (cf Mc 14,51-52)
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
Sulla parete, che scende nella sala, all’estremità destra dell’abside semicircolare, si trova invece la Pentecoste. Il fuoco e il vento dello Spirito Santo scendono sulla Chiesa, rappresentata come Maria, Madre di Dio. E tutto il creato (agnello, piante) rivive vivacemente.
Sopra a Maria vi sono dodici tavole multicolori, cioè i dodici apostoli. Tramite gli apostoli e i loro successori Dio viene nel mondo.
Accanto a Maria c’è un altro agnello, l’agnello che pascola lungo ruscelli di acqua viva.
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La Pentecoste.
In alto simbolicamente rappresentati i 12 apostoli;
a destra l'agnello del Nuovo Testamento, la Chiesa viva, nata da Cristo risorto.
Chiesa di San Marco
Koper - Sv. Marko - Slovenia
Agosto 2003 |
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