Italia
Bari
Barletta (BA)
Capiago (CO)
Fondi (LT)
Lecce
Lenno (CO)
Milano
Modugno (BA)
Monza (MI)
Parma
Porto S. Stefano (GR)
Ravoledo (SO)
Reggio Calabria
Reggio Emilia
Roma
San Giovanni Rotondo
Scaldaferro (VI)
Supersano (LE)
Verona
Croacia
Eslovaquia
Eslovenia
España
Francia
Portugal
República Checa
Rumanía
Serbia
América
Medio Oriente
|
Parrocchia di Ravoledo
Parrocchia di Ravoledo - 23033 Grosio (SO) - Italia
|
Nella tradizione della Chiesa, nel catino absidale troviamo spesso rappresentato Cristo Pantocratore, il Cristo descritto nell’inno della Lettera di san Paolo ai Colossesi (1,15-20) come Colui che tutto mantiene in vita, perché tutto confluisce a Lui, tutto in Lui è unito. Cristo è la “forma” della creazione, in cui tutto è stato creato, e in vista di cui tutto è stato fatto, l’alfa e l’omega. Il catino è il luogo adatto per questa rappresentazione. Le chiese infatti venivano costruite in modo tale che il catino absidale fosse il punto focale della luce. Anche dopo il tramonto del sole, l’oro del catino faceva aumentare la poca luce che ancora c’era in modo che davvero si potesse constatare che la fonte della luce non è il sole che tramonta, ma Cristo, “luce senza tramonto”.
|
|
Veduta d'insieme
Parrocchia di Ravoledo
Grosio (SO) - Italia
Dicembre 2007 |
Cristo tiene in mano il libro su cui sono accennate in modo illeggibile le parole che si ascoltano nella liturgia. La mano destra è benedicente, ma il gesto è così ampio da rivelare anche l’abbraccio, cioè il desiderio di accogliere. La benedizione infatti è proprio quel dono che Dio ci fa rendendoci capaci di accoglierlo e di relazionarsi con Lui.
Per inserire questo intervento musivo sul catino, nello spazio della chiesa già esistente, è stata fatta scendere dal cornicione su tutta la parte absidale, una cascata di luce, cretata da movimenti musivi di diverse pietre, marmi e ori.
|
|
Il Pantocrator
Parrocchia di Ravoledo
Grosio (SO) - Italia
Dicembre 2007 |
Il volto di Cristo deve essere fatto secondo alcuni criteri dogmatici e spirituali, affinché gli venga data una dimensione di mistero, perché è il volto del Figlio che rimanda al Padre: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Per questo, normalmente, la metà del volto ha un’espressione più severa, o in altri casi più dolente, più sofferta, più triste, mentre l’altra metà ha un’espressione più buona, più misericordiosa, più da vincitore. Dal difficile equilibrio di queste due espressioni dipende infatti la forza del volto. Questa forza viene anche condizionata dalla luce che sprigiona l’oro intorno a Lui. Qui entra in gioco di un’altra relazione difficile, cioè il luogo che, nella curvatura del catino, è coperto dal volto. Dal luogo in cui si trova il volto dipende molto dell’espressione dello sguardo in sé, ma anche per la luce di oro che cadrà sul volto, contribuendo a dargli un’espressione religiosa.
|
|
Il volto di Cristo
Parrocchia di Ravoledo
Grosio (SO) - Italia
Dicembre 2007 |
Quando tale equilibrio è ben trovato, la persona che entra in chiesa sperimenta il volto sulla base di due poli: uno è come Cristo è effettivamente rappresentato, la sua dimensione oggettiva, l’altro è come persona lo percepisce sulla base della sua disposizione, quindi la dimensione soggettiva. In questa maniera la persona, entrando in chiesa in uno stato di grazia, sperimenta il Cristo benevolo, amico degli uomini, che scende all’incontro. Chi invece entra in uno stato abbattuto, addolorato, lo vede compassionevole, trova familiare il suo accenno di tristezza e pian piano percepisce svelata la sua forza, la sua luce, vera fonte di speranza. Il peccatore che entra in chiesa con la coscienza di esserlo, percepisce immediatamente lo sguardo di misericordia. E chi invece entra in chiesa e si ritiene giusto ed è chiuso su se stesso nella sua convinzione di autosufficienza e di perfezione, coglie immediatamente lo sguardo di Cristo severo e irresistibile.
|
|