ALTRI PERSONAGGI NUOVO TESTAMENTO
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EUROPA

SALA CAPITOLARE DELLA CATTEDRALE DI SANTA MARIA REALE DELL’ALMUDENA DI MADRID [2006]

Indirizzo
Calle de Bailén, 10 - 28013 Madrid, Spagna
Telefono
Parola chiave
Abramo, ALTRI PERSONAGGI NUOVO TESTAMENTO, ANTICO TESTAMENTO, CRISTO IN GLORIA, Cristo risorto, Deposizione dalla croce - Pietà, Giovanni Battista, Giuseppe sposo della Vergine Maria, Isacco, La tomba vuota, MARIA MADRE DI DIO, MINISTERO E MIRACOLI DI GESÙ, Nozze di Cana, PERSONAGGI ANTICO TESTAMENTO, S. Damaso, S. Isidro, S. Maria della Cabeza, S. Maria Maravillas de Jesus, S. Maria Michela, S. Maria Soledad, SANTI E BEATI, Visione di Ezechiele

 

 

 

 

 

Nell’ottobre 2006 sono state realizzate le 4 pareti in mosaico con le scene della Trasfigurazione, Sacrificio di Isacco, Visione di Ezechiele (Parete della Trasfigurazione), Presentazione al tempio e Deposizione (Parete Presentazione – Deposizione), Annunciazione, Nozze di Cana e incontro del Risorto con la Maddalena (Parete Annunciazione) e infine Deisis con la Beata Vergine Maria, Giovanni Battista e sei santi spagnoli (Parete dell’Agnello).

 

 

VISUALIZZAZIONE A 360°

 

 

 

SALA CAPITOLARE
 

PARETE DELLA TRASFIGURAZIONE

La richiesta del cardinale titolare della cattedrale di Madrid rivolta all’Atelier all’inizio della progettazione dei lavori musivi della sala capitolare era che in questo spazio si esprimesse una teologia trinitaria. Se nella sacrestia l’ispirazione era stata l’idea di sant’Ireneo del Padre che crea il mondo con le sue due mani, cioè il Figlio e lo Spirito Santo, qui si è partiti riprendendo Bulgakov e la sua tesi secondo la quale l’amore di Dio ha due dimensioni: cristologica e pneumatologica. La scena della trasfigurazione è stata ritenuta l’ideale per esprimere questo, essendo una scena trinitaria in cui c’è la voce del Padre, c’è il Figlio e c’è la luce dello Spirito Santo. Ma è anche vero che nella trasfigurazione Cristo annuncia la sua Pasqua e in qualche modo la anticipa e fa vedere che anche quando il suo volto sarà coperto di sputi e schiaffeggiato sarà lo stesso volto apparso nella luce senza tramonto sul monte Tabor. Cristo unisce in un modo straordinario due realtà: la luce e la sofferenza della morte. Dunque si presta immediatamente a questa interpretazione cristologica da un lato drammatica, tragica dell’amore e dall’altro pneumatologica, con una dimensione di gioia, di superamento della tragedia. Per questo, quindi, si è optato per la realizzazione della scena della trasfigurazione.

Cristo è inserito in una mandorla che si compone e scompone. Non è una mandorla ferma, statica.
L’approfondimento teologico di riferimento più profondo sottostante a questa immagine della mandorla è la dottrina delle energie di Gregorio Palamas. Se alcuni Padri hanno detto che la mandorla è praticamente la nube teofanica, Palamas va oltre e dice che dall’esterno questa nube è affascinante e luminosa, ma entrando in essa si entra nell’impenetrabilità della conoscenza di Dio. Perciò qui all’esterno è stata fatta piena di oro e all’interno totalmente buia.
A tal proposito Palamas diceva che questo buio interno significa anche che si sono oscurate tutte le luci del mondo, incluso il sole, perché adesso il vero ed unico sole si è rivelato: il Sole della giustizia, così chiamato anche nell’Apocalisse.
Perciò qui, per l’equilibrio della composizione, gli artisti hanno concentrato il blu in modo compatto intorno a Cristo e hanno fatto delle fasce scure ai lati, in cui si vedono squarci di blu spezzati dalla luce del Sole, che è Cristo.
Ai lati sono rappresentati Elia e Mosè, a significare la convergenza della legge e dei profeti in Cristo, ma anche Cristo come criterio di ogni spirito profetico e di ogni legislazione che sorgerà.
Mancano consciamente i discepoli perché – tenendo conto che questi mosaici hanno sempre una quarta dimensione dove chi guarda “entra” nell’opera d’arte – i discepoli dovrebbero trovarsi sotto a questa scena, dove è collocato il tavolo a cui siedono i quattro vescovi di Madrid, che sono dunque i discepoli.

Parete della trasfigurazione
Insieme
Ottobre 2006

 

Nella parete della trasfigurazione vediamo a sinistra, nell’angolo estremo – come chiave di lettura, il simbolo biblico con cui leggere tutto – Abramo pronto a sacrificare Isacco, espressione della dimensione sacrificale dell’amore. Lo sguardo di Abramo è fortissimo. Da notare anche l’accostamento tra la testa rovesciata di Isacco, con sopra il coltello, e l’oro a destra e un’ombra rossa che richiama il sacrificio, il sangue, a sinistra.

Parete della trasfigurazione
Il sacrificio di Isacco
Ottobre 2006

 

All’angolo destro della parete della trasfigurazione è raffigurata la visione di Ezechiele, la valle di ossa morte che rivivono sotto il soffio dello Spirito. Si è voluta rappresentare facendo una sorta di flusso, per indicare la dimensione pneumatologica, gioiosa dell’amore.

Parete della trasfigurazione
La visione di Ezechiele delle ossa aride
Ottobre 2006



PARETE DELLA PRESENTAZIONE-DEPOSIZIONE

L’offerta al Tempio è inserita nella parete che rappresenta la dimensione sacrificale.
Maria offre Cristo, che è la sua carne – perché Maria ha dato la carne a Cristo. Ma siccome Cristo è figlio di Dio, Maria lo offre a Dio. Questa offerta del figlio, suo e di Dio, non è fatta come se Cristo fosse un oggetto che si offre, perché Gesù Bambino qui “si lancia”, sembra protendersi, mettendo in avanti la testa e il piede. Già si intravede la crocifissione nella postura del Bambino. Già in questa scena del tempio si legge una tensione tra i genitori e ciò che è del Padre – o meglio tra la madre che offre il Bambino e Simeone che lo accoglie.
L’offerta avviene sopra l’altare del tempio, che si può vedere anche come l’asse centrale della croce. Infatti la vera offerta sarà quella della croce. Il corpo del Bambino che Maria offre qui nel tempio, sarà poi, di fatto, offerto sulla croce.

Parete della Presentazione-Deposizione
Presentazione al tempio
Ottobre 2006

 

E sulla scia di questa stessa croce sotto si trova anche la deposizione in cui la madre riprende il Figlio. Sopra Maria lo offre, sotto lo riprende.
Questa parete, anche artisticamente, è molto forte perché è una parete tutta realizzata sull’asse verticale, con un rosso molto potente.
La terra dove Cristo è deposto è fatta di colori bruciati, che ricordano i colori della Castiglia, per far vedere che Cristo è deposto sulla terra di Spagna in cui si trova il mosaico.

Maria è rappresentata in una posizione simile a quella di una partoriente – così come si trova in alcune rappresentazioni bizantine del XII secolo in cui la Madre di Dio è avvinta al corpo di Cristo, ne preme il viso contro la sua guancia e trae il corpo del Figlio contro il suo, divaricando le gambe in modo da farlo riposare sul suo seno e suggerire così la sua nascita. Questo atteggiamento ha un fondamento solido perché si ricollega all’Incarnazione.
Simeone Metafraste afferma espressamente che Maria ricevette il corpo nelle sue braccia e gli rivolse le seguenti parole: “Sul mio seno tu tante volte hai dormito il sonno dell’infanzia, ora dormi il sonno della morte”. Questa frase va letta come sottofondo a questa rappresentazione.
L’Incarnazione doveva condurre alla Passione in modo che potesse operarsi il mistero della Redenzione. C’è così un’armonia segreta tra il giorno dell’Annunciazione e quello del Golgota. L’utero e la croce sono identificati come i due estremi dell’impotenza umana: il grembo materno in cui è concepito il Figlio e quello della terra dove Cristo sarà sepolto nascondono lo stesso mistero frontale sotto il velo della kenosi divina.
La scena rappresenta Cristo morto, ma che in realtà dorme, e la Madonna che riposa, non piange. Qui c’è un mistero di questi due riposi: della Madre e del Figlio.
L’offerta di Maria si è conclusa qui perché non c’è stato nessuno che avesse davvero accolto Cristo.

Parete della Presentazione-Deposizione
Deposizione
Ottobre 2006

 

L’umanità non ha accolto il Signore. San Pietro è rappresentato disperato, con la faccia tra le mani, mentre sente il gallo che canta e ricorda ciò che gli aveva detto Cristo a proposito del suo tradimento.
Questa immagine di Pietro è l’immagine più drammatica della parete della dimensione sacrificale dell’amore: dice che le relazioni non tengono, crollano.
A questo punto qui rimane solo questo mistero della Madre che riprende il Figlio sotto la croce.

Parete della Presentazione-Deposizione
Il pianto di Pietro al canto del gallo
Ottobre 2006



PARETE DELL’ANNUNCIAZIONE

La scena più importante della parete della dimensione pneumatologica dell’amore è quella dell’Annunciazione.
Si vede l’angelo che apre il grande rotolo del Logos e Maria che lo accoglie totalmente. Questo Logos attraversa il suo corpo e, mentre attraversa il corpo della madre, il figlio prende corpo, perché diventa carne.

Parete dell’Annunciazione
Annunciazione
Ottobre 2006

 

Siccome Maria lo ha accolto ed è stata obbediente può dire al servo delle nozze di Cana: “fai quello che ti dice”, perché lei per prima ha fatto così.
C’è un’unità significativa di queste due scene: la madre di Dio è qui allo stesso tempo disponibile a fare quello che l’angelo le dice e contemporaneamente dice al servo di essere disponibile, di fare ciò che Cristo gli dice.
Facendo così, il servo delle nozze di Cana cammina sulla Parola di Dio che, nell’obbedienza del servo, diventa proprio lampada per i suoi passi.

L’episodio delle nozze di Cana di Galilea qui raffigurato e raccontato nel vangelo di Giovanni avviene nel sesto giorno, secondo il computo degli avvenimenti di cui parla Giovanni. E’ interessante sottolineare che il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo.
“Non hanno più vino”. La frase che viene detta da Maria a Gesù significa non hanno più amore. Dunque gli sposi di queste nozze sono tristi. Perché sposarsi se non c’è amore?
Ma il rapporto sposo-sposa rappresenta il rapporto uomo-Dio. Allora qui praticamente Maria sta dicendo: “Non hanno più amore, è finita una religione”. Già Origene vedeva questa fine nelle giare di pietra, simbolo della legge di Mosè, che ormai sono prosciugate.
Manca l’amore verso Dio, perciò arriva Cristo con la sua Pasqua; è il sesto giorno, quello della creazione dell’uomo nuovo.
Cristo, con la sua morte, rivela l’amore di Dio, dunque instaura una nuova alleanza, che è veramente principio della nuova fede.
Cristo è il vero sposo, perciò c’è dell’oro tra Cristo e il servo e tra Cristo e la sposa.
Lo sposo ha uno sguardo perduto, mentre la sposa si gira verso la coppa che sta sulla mensa.
Il tavolo delle nozze è fatto come se fosse un bicchiere grande che si è rovesciato, continuando questa scia dell’amore iniziata con l’angelo alla tomba aperta.

Parete dell’Annunciazione
Le nozze di Cana
Ottobre 2006

 

Proseguendo sulla destra l’angelo indica le bende disposte proprio come sono descritte nel vangelo di Giovanni. Queste bende si sono afflosciate, perché il corpo se n’è andato, è sparito e il sudario è rimasto piegato.
Segue la scena dell’incontro del Risorto con Maria di Magdala, che lo riconosce e lo vuole trattenere. Lei si svela, proprio per ricordare il Cantico dei Cantici (cf Ct 4,1; 6,7).
Cristo ha un mantello totalmente d’oro, perché è il mantello della Gloria di Dio. Maddalena, per vivere veramente della vita vera, anche se è già risuscitata perché Dio le ha perdonato tutto ed è una donna nuova, deve ancora superare il suo amore possessivo, quell’amore che è solo l’inizio dell’amore. Questo amore, per essere veramente maturo, deve arrivare alla forma e alla misura della pasqua, dove non si stringe più niente per sé. Cristo, elegantemente, si trattiene il mantello.

Parete dell’Annunciazione
L’angelo alla tomba vuota del Risorto
Ottobre 2006



PARETE DELL’AGNELLO

La scena principale è quella che raffigura il trono dell’Agnello. Riprende la scena descritta nel cap. 22 dell’Apocalisse. Al centro, sotto l’Agnello, c’è il libro. A destra Giovanni Battista che ha indicato Cristo al mondo e a sinistra Maria che lo ha partorito.
Siamo nel nuovo Eden, nel Paradiso, dove – proprio di fronte alla parete della trasfigurazione – si vede l’umanità trasfigurata, la comunione, la Chiesa celeste.

A destra e a sinistra dell’Agnello ci sono complessivamente sei santi di Madrid, tre per parte.
A sinistra c’è Isidoro, il patrono della città, un contadino del XI secolo con sua moglie, Maria della Cabeza. Subito sotto santa Maria Soledad.
Dall’altro lato, san Damaso, santa Maria Maravillas de Jesus e santa Maria Michela.

Accanto ad ogni santo c’è scritto il suo nome, ma non è immediatamente visibile, va un po’ ricercato tra il tessuto delle pietre, in maniera che la lettura sia “attiva” e questo aiuti a non scordare.
Tutti i santi sono rappresentati secondo l’antica tradizione in base alla quale ogni santo deve essere somigliante ad un altro santo e a Cristo.
Tutte le donne sono simili a Maria, la Madre di Dio, e a santa Maria della Cabeza, che è la patrona. Però ciascuna ha un suo tratto, che la rende riconoscibile.

Dal trono esce un fiume e dai piedi del trono sgorga un altro fiume. Uno arriva ai piedi del Cristo della trasfigurazione e uno arriva sopra i morti della visione di Ezechiele e sparisce nel cielo. C’è una spirale che percorre la cappella.
Questo fiume rappresenta la liturgia: nel trono si fa la sintesi della pasqua ebraica e di quella cristiana, e lì Cristo vive l’eterna liturgia con il Padre.
Ma nella storia Cristo vive nel suo corpo che è la Chiesa e il luogo attraverso cui la Chiesa si costruisce è la liturgia. Noi nella liturgia “realizziamo questo fiume” qui rappresentato e viviamo questa eterna comunione trinitaria.
All’inizio del prefazio noi diciamo “in alto i nostri cuori”, “sono rivolti al Signore” “rendiamo grazie al Signore nostro Dio”. Diciamo quindi perché rendiamo grazie e poi uniamo le nostre voci a quelle degli angeli e dei santi e insieme cantiamo “santo, santo, santo…”, cioè entriamo direttamente nel coro celeste. Quindi nella liturgia il sacerdote entra nella pasqua, ci fa passare la pasqua, e tramite la pasqua varchiamo il settimo giorno, cioè superiamo il chronos (il tempo scandito dall’oggi, domani, dopodomani …, il tempo della logica consequenziale) ed entriamo nell’ottavo giorno, quello della pasqua.
Quando il sacerdote conclude dicendo: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria” e noi rispondiamo “amen”, lo facciamo insieme agli angeli ai santi, alla Madre di Dio, a Giovanni Battista, ai martiri, ai nostri morti, perché lì siamo nell’ottavo giorno, i tempi e gli spazi dell’assemblea che celebra si sono dilatati fino ad inglobare tutti i salvati di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Questa è veramente una comunione basata sull’amore del Dio trino. Noi attingiamo a questo tramite la liturgia che ci fa entrare in questa comunione.

Parete dell’Agnello
Insieme
Ottobre 2006

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