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SARCOFAGO DEL CARDINAL TOMÁŠ ŠPIDLÍK A VELEHRAD [2011]

Indirizzo
Basilica dell'Assunzione di Maria e dei Santi Cirillo e Metodio, Nádvoří - 687 06 Velehrad, Repubblica Ceca
Telefono
Parola chiave
Agnello, ANGELI, Annunciazione, APOSTOLI ED EVANGELISTI, Chiamata dei discepoli, CRISTO IN GLORIA, Crocifissione, DEISIS, Gabriele, Gesù risorto - la tomba vuota e le apparizioni - Risurrezione/Resurrezione, Giovanni Evangelista, Giuseppe d’Egitto, I dodici apostoli, INFANZIA DI GESÙ, Lucia di Fatima, MARIA MADRE DI DIO, MINISTERO E MIRACOLI DI GESÙ, Pantocratore, PERSONAGGI ANTICO TESTAMENTO, PERSONE, S. Chiara d'Assisi, S. Francesco d'Assisi, S. Francesco e Giacinta di Fatima, S. Giovanni Paolo II, S. Pio da Pietrelcina, S. Teresa di Calcutta, Santa Sofia - Sapienza divina, SANTI E BEATI, Spirito Santo, Stabat Mater, Tomas Spidlik

Per approfondimenti:
La vita e i libri di Tomáš Špidlík

 

 

 

 

 

 

Nell’aprile 2011 è stata realizzata la tomba del Card. Tomáš Špidlík nella basilica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e dei santi Cirillo e Metodio a Velehrad. Una fascia di mosaico corre lungo tutti i quattro lati, con la riproduzione in miniatura di scene già realizzate dall’Atelier d’Arte del Centro Aletti in giro per il mondo.

 

 

SARCORFAGO
 

Già nei tempi antichi, alcune personalità erano sepolte in sepolcri speciali, in sarcofagi elaborati in modo particolare, distinto, decorato, come una sepoltura eccellente. Già uno sguardo veloce in alcune culture antiche ci fa vedere che la decorazione del sarcofago è in stretto legame con la persona sepolta nel sarcofago. Se prendiamo una cultura antica e potente come quella dell’Egitto, vediamo, come ci trasmettono gli esperti, che nei sarcofagi era sepolta la dinastia governante, cioè non ogni uomo poteva ricevere una tale sepoltura, ma la persona che faceva parte di una dinastia, di un gruppo preciso. Essendo di dinastia governante, questa persona negli anni della sua vita ha avuto accesso a dei misteri per la conoscenza dei quali si è distinta dagli altri e ha rivelato il valore, la grandezza di appartenere a questa dinastia.

Per questo motivo, sul sarcofago e al suo interno sono stati dipinti dei miti che riguardavano questa sapienza, i grandi temi in cui il defunto si è affermato, ma lo scopo di questa pittura era in un certo senso pedagogico-etico, per permettere cioè ai figli appartenenti alla dinastia, che dovranno anche affrontare questi temi, di continuare ad avere gli insegnamenti dal padre defunto che, proprio perché è arrivato a quell’immobile e intramontabile stato di luce al quale la religione egiziana tendeva, adesso insegna in modo più profondo ciò che nella vita ha cercato di apprendere e a cui ha teso in tutta la sua vita.

Se prendiamo un’altra grande cultura, come quella greca, e con poche distinzioni quella romana, vediamo che la sepoltura speciale riguardava gli eroi, che per le loro opere o per le loro idee si distinguevano dal resto dell’umanità e potevano essere, in un certo senso, esempi ideali, modelli a cui guardare, a cui tendere, da imitare. Perciò sul sarcofago venivano rappresentate le scene, o alle volte persino le scritte, che riguardano gli atti eroici, le opere grandiose o gli insegnamenti particolarmente nobili che possono giovare agli uomini, alle generazioni future come strada da intraprendere.

Anche nella tradizione cristiana, ad un certo momento, appaiono i sarcofagi. I primi sarcofagi hanno ancora con forte presenza stilistica romana o greca, ma cambia drasticamente il significato e dunque cambiano anche i piccoli dettagli, i gesti dei personaggi. Qual è la visione cristiana? Nel sarcofago viene sepolto quella persona che con la sua vita rimane una permanente testimonianza della fede, perciò ciò che viene rappresentato sul sarcofago esplicita la fede del defunto, questa fede che la vita del defunto ha testimoniato e che fa vedere che la vita vissuta in tale modo è una vita che passa nell’eternità.

Il lavoro artistico sul sarcofago esplicita le fede del defunto proprio come testimonianza di come la fede unisce la vita della persona alla vita di Cristo e fa passare da una vita mortale, sofferta, sottomessa al perire, ad una vita vittoriosa sulla morte. L’accento è dunque messo non su atti eroici o su un insegnamento prezioso che il defunto lascia, ma sulla testimonianza, cioè sulla vita che rimane in quanto vita custodita nel Cristo a cui questo defunto è stato associato, integrato, unito grazie ai sacramenti e alla fede. La vita che il defunto ha vissuto è stata pian piano trasportata in Cristo in cui ora rimane, assorbita nella gloria di Cristo che lui con la vita ha glorificato.

In questo senso il sarcofago cristiano si distingue anche perché non è, come in alcuni periodi storici può apparire, una sepoltura che appartiene solo ai nobili o a una certa classe del potere, ma una sepoltura possibile per ogni cristiano, come testimoniano alcuni esempi antichi: le persone sono state sepolte non per il peso economico che potevano avere, o per l’importanza culturale o sociale, ma per la semplice e pura testimonianza di Cristo.

Va menzionata ancora un’altra caratteristica. I sarcofagi cristiani dei tempi forti della fede si riconoscono dal fatto che non hanno gli agganci preparati per aprire il sarcofago, perché il cristiano con la sua vita ha testimoniato che il sigillo della morte alla fine verrà tolto dal Signore stesso. Cioè non è l’uomo con la sua forza o la sua tecnica che apre le tombe.

Come il cristiano è stato sepolto nel battesimo e risuscitato dallo Spirito Santo in Cristo risorto, così ha vissuto lungo gli anni della vita, morendo a causa dell’amore e risuscitando in forza di questo amore e per questo la sua certezza è che così sarà anche alla fine dei tempi.

Sarcofago
Veduta d’insieme e lato sinistro

Aprile 2011

 

Per la decorazione esterna si è dunque scelto un contenuto che possa esprimere in modo più fedele possibile la testimonianza di fede di p. Špidlík. Come arte, è stata scelta l’arte musiva in miniatura per poter riprendere alcune scelte dei mosaici realizzati dall’Atelier d’Arte del Centro Aletti di Roma, che p. Špidlík ha particolarmente amato.

Sarcofago
Lato destro

Aprile 2011

 

Sulla parte superiore del sarcofago, troviamo il nome di p. Špidlík scritto con la sua firma, per indicare che con la sua vita ha firmato, ha sottoscritto la teologia che ha insegnato. Perciò la lastra che sta dietro al sarcofago, con due pensieri sintetici della sua teologia (“L’eternità è fatta dagli incontri che non finiscono mai” e “Tutto ciò che noi viviamo nell’amore passa con Cristo nella risurrezione”) fa parte della sua firma.

Sarcofago
Parte superiore e firma del card. Špidlík

Aprile 2011

 

Al lato sinistro del defunto vediamo tre scene:

– la Sapienza divina, rappresentata dall’angelo della Sofia – realizzata a Vepric, in Dalmazia, dove p. Špidlík negli ultimi anni ha trascorso alcune settimane in estate insieme a tutta l’équipe del Centro Aletti;

– una scena che esprime la vocazione, raffigurata dai due discepoli di Giovanni che chiedono a Cristo “Signore, dove abiti?”, presa dalla Cripta di Padre Pio

– il momento in cui Giuseppe d’Egitto si fa riconoscere dai suoi fratelli, anch’essa ripresa dalla Cripta di Padre Pio.

Questo è il lato che esplicita più direttamente la testimonianza della vita di p. Špidlík.

Perché la santa Sofia? Perché p. Špidlík era assolutamente convinto – e ne ha reso una nobile testimonianza – di una teologia fatta ancora al modo dei Padri della Chiesa, secondo i quali la teologia non può prendere come base del suo teologare un pensiero elaborato solo sulla base di idee, di concetti, cioè sull’astrazione o, peggio ancora, elaborato a partire da sistemi già creati filosoficamente. P. Špidlík per questo motivo ha optato per un pensiero sapienziale, in base al quale la Sapienza divina è quella visione che Dio aveva sul mondo al momento della creazione, è quella idea di Dio di tutto ciò che Egli ha creato e di tutto ciò che esiste, una idea-visione dunque, una idea che è gravida della vita, una visione in cui convivono in una compenetrazione organica il pensiero, lo spirito, la parola, la materia e dunque una visione che si condensa su Cristo, tanto da poter dire, insieme con il Nuovo Testamento, che quando Dio creava il mondo guardava a suo Figlio.

L’”Angelo rosso”, l’immagine della santa Sofia, tiene nelle mani una lira. Questo strumento, fin dai tempi antichi, è stato il simbolo dell’unità intesa come concordia, come armonia dei diversi. Il pensiero umano non riesce né a pensare, né tantomeno a creare una reale visione dell’insieme, di tutti, senza tagliare, escludere, sopraffare, o semplicemente mettere una cosa accanto all’altra. Questa visione organica di tutto nell’unità è tipica proprio per la Sapienza divina. P. Špidlík era convinto che questa è l’esigenza primaria di oggi e del futuro ed elaborava una mentalità intrisa di tale Sapienza.

Per tutto questo p. Špidlík opta per un approccio sapienziale.

Un vero pensiero teologico, per p. Špidlík, non può essere separabile dalla vita, dalla vita dello Spirito, e verificabile proprio perché converge a Cristo, porta a Cristo, non in un modo astratto, ma muovendo la persona.

Sarcofago
Lato sinistro
La santa Sofia – la Sapienza divina

Aprile 2011

 

Un’altra caratteristica che individua la vera sapienza e che p. Špidlík amava tanto è che una vera conoscenza è quella che rende partecipi al contenuto alla maniera dell’amore. Poiché la vera sapienza è all’origine del pensiero e tramite essa si rende presente Dio che rende partecipi della sua vita, la scena successiva è quella della vocazione. Dio è un Dio che parla, un Dio che chiama: quando crea chiama, la sua visione, che si sta attuando nella creazione, è una vocazione.

Per questo è molto adeguata la scena del “Signore, dove abiti?”. Dio non è un dittatore, un Dio della necessità, un Dio che schiaccia, che livella tutto, ma è un Dio che invita, che chiama, che coinvolge e che lascia la possibilità libera adesione alla persona, in modo che anch’essa, da sola, possa esprimere con amore e adesione la sua domanda e il suo desiderio di Dio.

In questo senso la vocazione è un cammino in cui si parla con il Signore e con gli altri fino a giungere al compimento della vocazione che è la piena comunione con Dio, così come è espresso nella scena, dove Cristo indica la Gerusalemme celeste, la tenda del Padre.

Špidlík era convintissimo, insieme a Berdjaev, che all’origine della persona umana c’è la vocazione di Dio, che Dio crea l’uomo nell’ottica della vocazione, e poi dona il tempo, lo spazio, i talenti, i mezzi, le relazioni, tutto quanto è necessario incontrare per far emergere la sua persona come compimento di questa vocazione. E quando questa vocazione è compiuta, lo si riconosce perché è maturata la comunione con Dio. Questo processo è divino-umano, umano-divino.

Sarcofago
Lato sinistro
Chiamata dei discepoli

Aprile 2011

 

L’altro elemento che ha caratterizzato l’approccio a Dio di p. Špidlík, oltre alla realtà della persona e della comunione e ad pensiero fondato sulla sapienza, sull’unità della vita e dell’intelligenza, è la Provvidenza. Špidlík ha testimoniato con la sua vita e con il suo insegnamento che Dio non si conosce a tavolino, astrattamente, ma nella storia. Per questo la storia, in un certo senso, è la rivelazione dell’amore di Dio, è potenzialmente una sempre maggiore conoscenza di Dio da parte dell’uomo. Dio parla attraverso gli eventi. L’uomo ascolta, dialoga, e scopre quale è il significato della parola che Dio gli vuole comunicare attraverso gli episodi che gli accadono nella vita. Perciò è molto appropriata l’immagine di Giuseppe d’Egitto che ha subito tante vicissitudini, tante ingiustizie, compreso il male anche dai più vicini, ma alla fine lui stesso dice ai fratelli di non piangere perché è stata la Provvidenza di Dio a volere così, in modo che la salvezza potesse giungere anche a loro e a tanti altri.

In tutte le interviste autobiografiche, p. Špidlík ha sempre sottolineato che la sua vita è stata guidata da un grande disegno d’amore che si è realizzato attraverso la Provvidenza divina. A lui piaceva stabilire un nesso tra la sua esperienza – che lo confermava così fortemente nella fede nella Provvidenza – e la capacità di contemplare la storia, la macro-storia, la storia delle nazioni, del mondo, della Chiesa, affinché l’approccio alla storia fosse quello contemplativo. P. Špidlík è arrivato anche a sostenere spesso che oggi il più grande compito della Chiesa sarebbe quello di iniziare le persone alla contemplazione, affinché possano scoprire nella propria storia, nel proprio travaglio, nell’andamento di tutto ciò che vedono, la presenza salvifica di Dio tramite la Provvidenza.

Per p. Špidlík la Provvidenza è una dimensione della Sapienza divina che trasmette la sua vita, il suo amore, dunque la verità, attraverso gli incontri delle persone, più che attraverso le grandi decisioni prese in modo ideologico che poi continuamente si scontrano con la vita. Se il principio della conoscenza è qualcosa di concettuale e di ideale, si tratta di un’astrazione dalla vita, dalla materia del mondo, dal creato e dalla storia e questo porta a vivere un urto, un conflitto con la storia, che si vuole a tutti i costi sottomettere ai propri progetti, mentre la vita sconfessa continuamente questo approccio.

Sarcofago
Lato sinistro
Giuseppe d’Egitto e i fratelli

Aprile 2011

 

Sull’altro lato del sarcofago, il destro, quello un po’ meno visibile, ci sono tre scene della storia della salvezza:– l’Annunciazione, anch’essa realizzata sul modello dalla Rampa che conduce alla Cripta di Padre Pio;

la Crocifissione, presa dalla Casa Incontri Cristiani di Capiago , dove p. Špidlík, insieme all’équipe del Centro Aletti, per molti anni in estate dava un corso di teologia;

– la scena del vangelo di Giovanni in cui Cristo appare dopo la risurrezione, a porte chiuse, ai discepoli, soffiando lo Spirito per la remissione dei peccati. Anche questa scena è fatta sul modello dalla Cripta di Padre Pio.

Le tre scene sono scelte in modo tale da sottolineare l’opera dello Spirito, dato che l’altro grande tratto della teologia e della fede  testimoniate da p. Špidlík è l’azione dello Spirito, il Signore che dà la vita.

Il passaggio dalla parola alla materia, dal Logos all’incarnazione, dalla nostra vita biologica al “Cristo che vive in noi” si compie per opera dello Spirito Santo e della risposta umana, nella libera sinergia di amore tra Dio e la persona umana che liberamente accoglie l’iniziativa di Dio.

È proprio per opera dello Spirito che il Logos, il Verbo di Dio, entra nella Vergine e prende da lei un corpo, realizzando così il disegno del Creatore sulla donna che diventa madre, ma vergine.

L’aspetto mariano è stato molto sottolineato nella spiritualità vissuta quotidianamente da p. Špidlík, che della Madre di Dio amava sottolineare questo aspetto di passaggio dalla Parola al Corpo e ricordava, citando Origene, come tutti siamo chiamati a diventare “madri di Dio”, facendo incarnare la Parola ascoltata in ogni cosa.

 

Sarcofago
Lato destro
Annunciazione

Aprile 2011

 

Špidlík amava particolarmente la Crocifissione di Capiago, perché coloro che pregano davanti a questa immagine sono visti dallo sguardo della Madre. Cristo è crocifisso, ma vivo. Nonostante abbia il costato aperto, guarda la madre e lei trasmette a noi il suo sguardo. E’ uno sguardo dolente, ma intriso di misericordia, perché il dolore non sia percepito come un rimprovero e faccia scattare un erroneo sentimento di colpa. Il dolore qui è partecipato attraverso la Madre, che proprio dal Figlio sulla croce è stata iniziata all’ultimo livello della sapienza, cioè la capacità di trovare senso alla sconfitta, alla sofferenza e al male.

Proprio come è impossibile l’incarnazione senza lo Spirito Santo, così per p. Špidlík questo ultimo grado della sapienza è impossibile senza lo Spirito, perché solo lo Spirito ci dischiude il significato del dolore e della morte nella nostra vita in Cristo e le apre alla beatitudine, lui che è il Consolatore.

 

Sarcofago
Lato destro
Crocifissione

Aprile 2011

 

La presenza personale di Dio nella storia dopo la colpa di Adamo non è più solamente un atto di amore, ma anche di salvezza. Gesù: cioè “Dio salva”. La sua venuta significa il perdono dei peccati. P. Špidlík era un grande padre spirituale, un grande confessore, visitato da persone provenienti da tutto il mondo.

Quest’opera salvifica di Cristo è portata avanti nella storia da coloro che sono di Cristo. Ecco il pieno compimento anche della sua personale vocazione sacerdotale, religiosa e di teologo. Il gesto più grande che un teologo può compiere è quello di donare la vita, di sostituire la morte con la vita, di unire ciò che è separato, di consolare chi è affitto e questo vedendo splendere nuovamente nell’uomo quella vita che ha origine solo in Dio.

Lungo il perimetro del sarcofago, la prima e l’ultima scena si corrispondono: la Sapienza – cioè la convinzione che al principio di tutto c’è la vita divina – si compie nell’ultima scena, dove si manifesta che anche la tragedia del peccato e della morte non è l’ultima parola, ma l’amore di Dio la supera rigenerando l’uomo dall’alto con lo Spirito che gli ha alitato alla creazione e che ora può riposare definitivamente sulla creatura perché unita per sempre alla persona di Cristo.

L’amore è più forte della morte e gli incontri che avvengono a causa dell’amore e del perdono di Dio – il solo che possa sistemare ciò che il peccato ha distrutto e di nuovo comporre la comunione – è l’unico ambito e l’unica garanzia di una vita senza tramonto.

 

Sarcofago
Lato destro
Cristo risorto soffia lo Spirito sui discepoli

Aprile 2011

 

Nel luogo dove riposa la testa del defunto si trova il Pantocrator, ripreso dalla Cripta di Padre Pio, davanti al quale p. Špidlík ha celebrato il sessantesimo anniversario del suo sacerdozio. Il Pantocrator tiene aperto il libro sulla pagina in cui è scritto “Io sono la vita”. La grande testimonianza che p. Špidlík ha elaborato e fermamente mantenuto attraverso tutti gli anni della sua vita, anche attraverso grosse difficoltà e contrarietà, è che all’inizio di tutto e in fondo a tutto, come principio di ogni cosa, c’è la vita di Dio, non principi o idee astratte, ma la vita di Dio, di un Dio personale, che ha un volto e non può essere confuso con un essere o un’energia impersonale. Proprio perché si tratta di una persona, anzi di un Dio tripersonale, questa vita di Dio può essere intesa come la comunione di tutto. Tutta la vita dell’universo è dunque vista come un organismo integro, concorde, di una comunione incrollabile nella quale Dio Padre, tramite il suo Figlio, per mezzo del quale tutto è stato creato e salvato, mantiene tutto in vita. Infatti, più la comunione è universale, più la vita di tutti e di tutto è rassicurata e mai minacciata.

Sarcofago
Capo
Pantocratore

Aprile 2011

 

Ai piedi della salma c’è un dettaglio della scena del capitolo 22 dell’Apocalisse rappresentata a Fatima, nella nuova basilica. L’agnello sul trono, immolato e trionfante, circondato dai santi nella piazza d’oro. La visione escatologica conseguente alla sua impostazione teologica era sempre molto presente a p. Špidlík: se Dio ci partecipa la sua vita – e Dio è Trinità –, l’eternità dell’uomo significa ecclesialità, cioè la comunione, l’eternità di quegli incontri e relazioni interpersonali che nella storia abbiamo vissuto nell’amore e che, trasfigurati, costituiscono il contenuto della vita eterna vissuta nella Gerusalemme celeste. Špidlík ha molto amato Fatima, tanto è vero che ha affidato alcuni momenti difficili della sua vita e della sua opera teologica ai pastorelli di Fatima. Alla domanda: “Perché?”, con un sorriso rispondeva che lì si è avuta la grazia di intravedere uno scorcio sulla fine della storia, cioè sul compimento della giustizia di Dio, realizzato nell’Agnello.

Poiché p. Špidlík era anche profondamente eucaristico nella sua spiritualità e nella sua teologia, quando ha visto il mosaico di Fatima vi ha trovato espresso il senso del sacramento dell’eucarestia: l’altare della chiesa unisce in un’unica convocazione la Chiesa che cammina nella storia, fatta delle persone che partecipano nella navata alla liturgia, e la Chiesa già nella gloria di Cristo raffigurata sulla parete absidale. Anche questo conferma come per p. Špidlík tutta la realtà, tutta la storia e soprattutto l’uomo è una realtà simbolica, cioè che unisce in un modo indissolubile la realtà di Dio e dell’uomo, del creato e dell’increato e come questa simbologia di trovare in una cosa una realtà ancora più profonda è fondata nel sacramento, e il sacramento nell’opera di Cristo a noi comunicata e dischiusa dallo Spirito Santo nella Chiesa.

Sarcofago
Piedi
Agnello e deisis

Aprile 2011

 

Sul lato sinistro dell’Agnello insieme alla Beata Vergine Maria in deisis, san Pio da Pietrelcina, san Francesco d’Assisi, santa Chiara d’Assisi, Lucia di Fatima e sotto S. Francesco e Giacinta di Fatima. Sul lato destro insieme a san Giovanni Battista in deisis, san Giovanni Paolo II, santa Teresa di Calcutta e altri santi.

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